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Una memoria di famiglia, o meglio la memoria di due famiglie: i Lager e i Goldstein. Ma anche una vicenda tangibile - e non è cosa da poco - che, dipanandosi fra l’ultimo scorcio del xix secolo e lungo il Novecento, ci restituisce l’impronta profonda della storia viva e di come un’esistenza - in questo caso l’intreccio delle esperienze di tre protagonisti su tutti: i cugini Martino, Andi e Laci - possa portare nel suo complesso (o quasi) l’accadere di un secolo. Il merito di restituire unità ai diversi percorsi umani delineati nelle pagine di Ci sarebbe bastato è naturalmente dell’Autrice, discendente di uno dei rami dell’estesa compagine famigliare da lei stessa delineata in modo coinvolgente dopo un’accurata e appassionata cernita di fonti scritte e orali recuperate attraverso almeno tre continenti. |
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SKOPJE - Enormi quantitativi di droga raggiungono l’Europa occidentale provenienti dall’Afghanistan e da altri paesi asiatici attraverso la Turchia e i corridoi balcanici, come confermano l’ultima analisi degli esperti delle Nazioni Unite e i responsabili regionali impegnati a contrastare il contrabbando di stupefacenti. «La rotta dei Balcani resta un importante corridoio per il contrabbando dei narcotici dall’Afghanistan verso i Paesi europei», ha detto il rappresentante del Consiglio internazionale delle Nazioni Unite per il Controllo degli stupefacenti, Hamid Goxha, citato dai media a Skopje, in Macedonia Secondo l’analisi delle Nazioni Unite, si stima che finora l’80% della droga arriva in Europa occidentale dall’Afghanistan, attraverso la Turchia e i Balcani. I gruppi criminali spesso in precedenza hanno usato il corridoio settentrionale dei Balcani, in particolare per l’eroina, dall’Afghanistan attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Serbia, Ungheria e Romania. Recenti ricerche indicano che i trafficanti utilizzano sempre di più percorsi attraverso Turchia, Grecia, Macedonia e Albania verso l’Italia, soprattutto quando si tratta di cocaina. |
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Il 22 gennaio i croati hanno votato a favore della ratifica del trattato di adesione all’Unione. Bruxelles può tirare un sospiro di sollievo, ma il tasso di astensione record desta più di una preoccupazione, commenta la stampa croata. |
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ROMA - Contribuire alla diffusione della cultura albanese e del patrimonio storico, letterario e artistico nei Paesi che si affacciano sulle sponde dell’Adriatico. Sono questi i principali obiettivi del futuro istituto umanistico intitolato a Pjeter Bogdani. Arcivescovo cattolico e scrittore albanese del ‘600, Bogdani ebbe un ruolo determinante nella resistenza contro l’Impero ottomano nei Balcani - in particolare in Kosovo - e in difesa dell’Europa cristiana. L’istituto, «coinvolgerà accademici arbesh, albanesi e italiani» ha fatto sapere l’ambasciatore del Kosovo, Albert Prenkaj, a margine della cerimonia che si è svolta stamani a Roma in occasione del centenario dell’indipendenza albanese. «Mi auguro - ha sottolineato il diplomatico - che il nuovo istituto possa promuovere collaborazioni con gli istituti e le istituzioni culturali italiane e straniere, e che in un futuro non lontano possa gettare le basi per la creazione di una Accademia di Cultura albanese a Roma». Oggi, ha ricordato l’ambasciatore nel corso della cerimonia, «la maggior parte degli albanesi, organizzati in Stati, godono di libertà, indipendenza e di una democrazia ormai consolidata. Il Kosovo (a maggioranza albanese, ndr.), rimasto soggiogato per ben 90 anni, oggi è uno Stato con una chiara visione verso l’integrazione euroatlantica». |
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Visti da Belgrado, i problemi che attanagliano l’UE assomigliano sinistramente a quelli che hanno innescato la dissoluzione della federazione creata da Tito. Come nei Balcani degli anni Ottanta, gli squilibri interni e il deficit democratico stanno portando a una paralisi istituzionale. Estratti. |
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Il 2011 è stato talmente duro per l’Europa che è difficile immaginare che il 2012 possa essere peggio. Ma se il dialogo tra gli Stati membri sembra ripreso, ora sono le tensioni sociali al loro interno a destare preoccupazioni. |
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«Come si può essere croati?» - Questo l’interrogativo provocatorio che nel 1991, parafrasando Montesquieu, il filosofo francese Alain Finkielkraut poneva all’iniziale diffidenza espressa dall’Europa verso i conati indipendentistici di Zagabria in opposizione all’ormai sclerotica Repubblica jugoslava. Riprendendo tale quesito, Francois de Bernard - presidente del Gruppo di studio e ricerca sulla globalizzazione (GERM) - si è schierato di recente in modo diretto a favore dell’ingresso nell’Unione europea della medesima Croazia. Un Paese - afferma de Bernard in un corsivo pubblicato per «Le Monde» - capace di superare le proprie difficoltà strutturali senza attendere aiuti dall’esterno. Ma che l’Europa avrebbe invece accolto con «goffaggine», «maleducazione» e «indifferenza». Le origini della particolare considerazione geopolitica da parte francese verso l’Alto Adriatico hanno in realtà radici risalenti nel tempo. |
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KLAGENFURT - L’Euroregione “senza confini” nascerà entro la prima metà del 2012. Lo hanno detto a Klagenfurt i presidenti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, Renzo Tondo e Luca Zaia, e il governatore della Carinzia, Gerhard Dorfler, che hanno rinnovato il patto di amicizia a tre nei settori economico, turistico, sanitario e culturale. I tre esponenti politici hanno precisato che la sede dell’Euroregione sarà a Trieste. Per quanto riguarda l’adesione del progetto di Slovenia e Croazia, Tondo ha detto che «ora spettiamo che nasca il nuovo governo di Lubiana» mentre per l’adesione delle due regioni croate che hanno già dato il loro assenso al progetto bisognerà attendere l’ingresso ufficiale della Croazia nell’UE il primo luglio 2013. «Ma intanto noi ci muoviamo - ha aggiunto Zaia - e diamo un segnale positivo alle nostre popolazioni». |
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