sabato 04 settembre 2010
 

Formazione: Zoom Balcani a Trento
Il corso "ZOOM Balcani" è l'occasione di approfondire, dal 13 al 17 e dal 27 al 30 settembre 2010 a Trento, gli snodi della storia contemporanea e dell'attualità socio-politica dei Balcani. A vent’anni dalla fine della Guerra Fredda è infatti ancora poco nota l’esperienza balcanica: rielaborare il passato, superare l’eredità della guerra ed entrare finalmente a far parte dell’Unione Europea è occasione per tutta l’Europa di lavorare al proprio futuro di pace e prosperità.
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Svolta nei Balcani, la Croazia restituirà i beni confiscati da Tito
ZAGABRIA - La sentenza che migliaia e migliaia di persone attendevano da anni. Stando a quanto riportato ieri dal quotidiano zagabrese «Jutarnji list», la Corte suprema croata ha dato luce verde a una sentenza che consentirà ai cittadini stranieri di rientrare in possesso, o di essere risarciti, dei beni nazionalizzati dopo la fine del secondo conflitto mondiale dalle allora autorità jugo–comuniste. L’Alta Corte ha convalidato quanto deliberato dal Tribunale amministrativo di Zagabria, la cui sentenza del 2008 aveva dato ragione alla rivendicazione di Zlata Ebenspanger, croata di origini ebraiche, ma cittadina brasiliana. La donna si era rivolta nel 1997 al tribunale di Zagabria chiedendo la restituzione di un’intera palazzina in via Radic 35, nella capitale croata, basando la sua richiesta sulla legge riguardante gli indennizzi per i beni sottratti dal regime comunista jugoslavo. Tredici anni dopo, la Corte suprema croata le ha reso giustizia, emanando un verdetto che apre la via agli altri richiedenti.
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Verona. X edizione del Premio Tanzella
VERONA - È giunto alla sua decima edizione il Premio Letterario “Gen. Loris Tanzella”, bandito dal Comitato provinciale di Verona dell’ANVGD. L’iniziativa si prefigge di ricordare la figura del generale che in vita ha testimoniato la causa giuliano-dalmata nella difesa dei diritti storici e morali delle popolazioni d’Istria, Fiume e Dalmazia. Sono ammessi al concorso lavori, in lingua italiana - e/o nei dialetti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, contesti letterari in prosa, raccolte di poesie (almeno 10 componimenti), tesi di laurea, ricerche sul patrimonio storico, artistico, linguistico e culturale di queste terre.
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Gorizia 47/04
Gorizia 1947, Gorizia 2004. Le due date fondamentali nella storia recente della città e nelle vicende del confine tra Italia e Slovenia (Jugoslavia) hanno ispirato il nome dell'Associazione culturale Quarantasettezeroquattro, soggetto capofila di un’iniziativa che vede tra i promotori anche la Provincia di Gorizia, il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Urbana dell'Università di Trieste e il Center for International Relations and European Studies di Lubiana. Il progetto, “Strade della memoria. Luoghi, percorsi e narrazioni delle memorie pubbliche e private nel goriziano”, propone un approccio innovativo alle vicende di un'area caratterizzata da rapporti spesso tesi, se non conflittuali, tra mondo italiano e slavo. L'esperienza di Gorizia, città che ha conosciuto la divisione con il confine del 1947 (smantellato con l'entrata della Slovenia nell'Unione Europea nel 2004), rappresenta un esempio paradigmatico delle problematiche legate al confine, alla sua percezione e alle relative dinamiche identitarie.
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«Letteratura adriatica. Le donne e la scrittura di viaggio»
Nei giorni 28 e 29 settembre 2010 si svolgerà a Capitolo, sulla costa adriatica della Puglia, il II Convegno Internazionale Letteratura adriatica. Le donne e la scrittura di viaggio, promosso dalla Regione Puglia e organizzato dal Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico (Cisva) e dal Dipartimento di Filologia, Linguistica e Letteratura dell'Università del Salento, d'intesa col Cesforia (Centro Studi Formazione delle Relazioni Interadriatiche dell'Università di Bari), col Lexicon (Centro Interdipartimentale Lessici a Confronto dell'Università di Bari) e col Ciriv (Centro Interdipartimentale di Ricerca sul Viaggio dell'Università della Tuscia).
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Adriatico: investimenti a delinquere
Nel bacino mediterraneo il fenomeno del contrabbando clandestino - sia di armi e droga, come di merci rubate e persone - vede al presente in prima linea soprattutto organizzazioni criminali originarie dell’Europa orientale. Tali gruppi costituiscono ormai nel settore cartelli di provata affidabilità nella gestione dei traffici illeciti. La loro conduzione dei flussi illegali di commercio è oggi così solidamente inserita nel circuito criminale, al punto tale da aprire la strada anche a contatti (non organici) con la criminalità pugliese, calabrese e talvolta siciliana: sovrapponendosi talora ai condizionamenti del mercato e insinuandosi pure nella vita politica dei Paesi coinvolti. Secondo il rapporto pubblicato dall’Europol alla fine del 2009, risultano oggi attivi su scala europea almeno cinque dei cosiddetti «hub» (snodi) criminali. Aree geografiche, cioè, su cui si articolano i differenti scenari del crimine organizzato transnazionale. In base alla mappatura effettuata dalla stessa Europol, l’Adriatico emerge come punto di giuntura e raccordo del circuito Nordest-Sudest: dalla Russia e dai Paesi dell’ex blocco sovietico sino al Portogallo, attraverso i territori ex jugoslavi e l’Italia.
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Il passato e l’identità
C’è stato, finalmente l’incontro dei tre capi di stato. Da lungo tempo auspicato come momento di riconciliazione, più volte postposto in quanto ostacolato da molteplici veti da parte di chi non riteneva accettabile un gesto che potesse significare accettazione senza riserve di prevaricazioni in passato subite. L’occasione è stata un concerto svoltosi in quella Trieste che da un secolo e mezzo è e rimane il simbolo del completamento della Unità italiana e conclusione del processo risorgimentale. I presidenti si sono trovati concordi nel sottolineare che i tre Paesi devono sentirsi impegnati nell’assicurare uno sviluppo armonioso di una pacifica collaborazione nel quadro della Unione europea di cui due stati fanno già parte e il terzo è in attesa di un sicuro ingresso. L’ottimismo del futuro, giustamente legato ai destini delle giovani generazioni, era quindi una più che giustificata motivazione per un pubblico gesto riconciliativo.
 
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Le due Europe davanti alla crisi
L'Europa e l'altra Europa non riescono ad avvicinarsi realmente l'una all'altra, e ancor meno a unificarsi. Si diffonde il timore che il futuro possa somigliare al passato, a un passato non tanto lontano, il peggiore, che ricordiamo con angoscia. Sul finire del primo decennio del terzo Millennio, l'Europa, l'America e gran parte del resto del mondo sono sorprese da eventi evidenti, che quasi nessuno poteva prevedere nei paesi detti dell'Est: una grande crisi ciclica si è allargata e banalizzata, una delle più gravi degli ultimi cent'anni continua a manifestarsi nella società e nell' economia ad un tempo all'Est e all'Ovest, assediando la politica e la cultura, generando situazioni che non avevamo potuto immaginare: una invasione degli eventi che non riusciamo a controllare né, soprattutto, a bloccare. Chi poteva immaginare, solo una decina di anni addietro, che il cosiddetto capitalismo finanziario avrebbe messo in pericolo l'esistenza del capitalismo stesso? Che avrebbe snudato le sue contraddizioni, interne ed esterne, esponendolo allo sguardo critico fino al punto in cui siamo arrivati? Lo stesso vale per un neoliberalismo costretto a rinunciare a varie forme di liberalizzazione sulle quali fino a ieri giurava, e che gli erano servite come marche depositate; o per un sistema bancario che frena il funzionamento delle stesse banche; per una buona parte dell'Europa che soffre di euroscetticismo; una specie di capitalismo selvaggio oggi invade i paesi che fino a ieri erano considerati come anticapitalisti.
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