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«La dimensione del Dipartimento di italianistica supera quella del mondo accademico e ora ne sono più convinto che mai. Lo sapevo anche nel 2009, quando ci siamo avventurati in questo programma senza avere una copertura finanziaria certa». Predrag Sustar, preside della facoltà di Filosofia, ci spiega perché quell’“avventura” si sta dimostrando oggi quanto mai azzeccata, ideata in un momento in cui alla facoltà erano in corso grandi trasformazioni. |
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Il 9 maggio è scomparso Tai Missoni. Giustamente si programma, a più livelli, di commemorare un grande italiano che ha illustrato il nostro Paese in molti campi, consegnando un’immagine dell’Italia fatta in eguale misura di estro e forte impegno umano. Questo che segue vuole però essere soprattutto un ricordo – ancorché molto personale – di chi condusse senza esitazioni la propria esistenza, come egli stesso scrisse di recente in una propria biografia, «sul filo di lana». Conobbi Ottavio Missoni nell’estate del 2000 alla Villa Erba di Cernobbio presso Como, in occasione di una sfilata di moda i cui fondi erano destinati a progetti di beneficenza. Durante il nostro breve approccio mi colpirono subito di lui l’estrema affabilità, scevra da ogni compiacimento, e il tratto autenticamente signorile di chi sa di potere fare a meno di ogni ostentazione. |
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La Slovenia è già da tempo europeissima. La Croazia, che a luglio diventerà il ventottesimo Stato membro dell'Unione, sta già attrezzando Dubrovnik, la vecchia e sempre ammagliante Ragusa marinara, con vasti progetti di richiamo e svago ricreativo per il valore di oltre un miliardo di euro. Europeizzare la splendida costa adriatica della Croazia, che dalle cittadine istriane scende lungo le frastagliate sorprese dalmatiche fino alle Bocche di Cattaro, non è certo compito che richieda sforzi titanici. Non è un'azione di conquista geografica o di creazione estetica ex novo. piuttosto, un'opera di recupero, di restauro, che mira a restituire pienamente all'Europa, dopo tante guerre e rovine, città antiche, siti incantati, squarci di palazzi segreti e imprevedibili che da secoli appartengono alla civiltà europea. É invece la balcanica Serbia, l'orientale Serbia, l'autarchica e autosufficiente Serbia quella che, almeno fino a ieri, cercava di collocarsi con i suoi miti e le sue omeriche epopee in una dimensione astratta che era e non era europea. Non a caso, imbevuta di fondamentalismo cristiano ortodosso, così avvinta alle figure fraterne di Cirillo e Metodio, evangelizzatori delle tribù slave e artefici della prima Bibbia in paleoslavo, la Serbia tendeva a definirsi sempre per contrasto e nel contrasto: si opponeva all'occidentalismo cattolico dei croati e degli sloveni, contestava il profondo retaggio musulmano della Bosnia, o addirittura andava a cercare radici della propria identità etnica e religiosa nel Kosovo popolato da una maggioranza di albanesi islamizzati. |
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L’agenzia internazionale Moody’s taglia il rating sovrano della Slovenia di due note, portandolo a livello “junk” con outlook negativo e avverte che il paese potrebbe aver bisogno di un salvataggio da parte dell’Eurozona. Moody’s abbassa il rating della Slovenia da Baa2 a Ba1, citando i problemi delle banche e il deterioramento delle finanze pubbliche. Subito dopo il downgrade il ministero delle Finanze sloveno ha rinviato un’asta da 2,2 miliardi di euro di titoli di stato a 5 e 10 anni. Il downgrade riflette «lo stato del settore bancario della Slovenia, il marcato deterioramento del bilancio pubblico e l’incertezza sulle prospettive di finanziamento che fa salire la probabilità che un aiuto esterno sarà necessario» afferma Moody’s in una nota, prevedendo una contrazione dell’economia slovena dell’1,9% nel 2013, prima di una debole ripresa nel 2014, quando l’economia dovrebbe espandersi dello 0,2%. La Slovenia è «vulnerabile a shock esterni, quali la crisi di Cipro, e questo potrebbe rendere difficile» per il paese finanziarsi a «tassi sostenibili. Il che aumenta la probabilità che le autorità avranno bisogno di richiedere aiuto esterno». |
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«Il prossimo disastro europeo avrà inizio in 1 luglio di quest’anno»: la fosca previsione appare nell’edizione tedesca della rivista «Focus» che considera una jattura l’entrata a far parte dell’Unione della Croazia, descritta come un Paese dall’economia fragile, ancora in attesa di compiere riforme essenziali ma soprattutto tragicamente schiavo della corruzione. «Dal fallimento degli aiuti versati ai Paesi dell’Europa sudorientale e dalle moltissime frodi compiute grazie ad essi non si è imparato nulla - continua la rivista - fino ad oggi Grecia, Portogallo, Spagna e Cipro si sono serviti dell’Unione europea come di un supermaket finanziario come era già accaduto per Romania e Bulgaria, e adesso è la volta di Zagabria. Ma cosa stanno facendo a Bruxelles? Non si sono ancora resi conto di quanti Paesi che sono stati chiamati a far parte dell’Unione non erano pronti per farlo?». |
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A nove anni di distanza dall’istituzione della Legge 92 del 2004, istitutrice del Giorno del Ricordo, siamo indotti a riflettere sulla nostra storia, su ciò che è stato, sulle attività da noi condotte con così grande passione e sulla prospettiva futura del nostro popolo, alla luce di scenari che mutano e che trovano via via maggior accoglienza delle istanze da noi sollecitate con la semplice esistenza, o se si vuole, dalla nostra stessa peculiare identità. Quando finalmente fu varata quella legge, ci sentimmo, in un certo senso, sdoganati da un silenzio atroce, da un isolamento ancor più terribile del dramma patito all’inizio della nostra vicenda umana; quel silenzio aveva spaventosamente prolungato negli anni la tragedia, estendendo nel tempo un’interminabile agonia verso cui le circostanze storiche condannavano la nostra identità. |
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La Associazione Coordinamento Adriatico compie venti anni. Giunge a maturazione un intenso ciclo di impegno, lavoro, incontri e pubblicazioni che hanno segnato questo lasso di tempo. In occasione del ventesimo anniversario pubblichiamo, anche on-line, Per il ventennale di Coordinamento Adriatico (Milano, Leone Editore, 2013), la Relazione del nostro presidente – Giuseppe de Vergottini – che ripercorre le principali tappe del nostro viaggio adriatico fra cultura, informazione e identità. |
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L’attesa per la risposta serba sull’accordo per la normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo è finita. Belgrado ha detto ancora una volta no. Dopo lunghi mesi le trattative tra il primo ministro serbo Dačić e il suo omologo kosovaro Thaçi, con la mediazione dell’alto rappresentante europeo per gli Affari esteri, la baronessa Catherine Ashton, per arrivare a una normalizzazione dei rapporti bilaterali si sono concluse ancora una volta con un nulla di fatto. L’ultimo incontro a Bruxelles, il 2 aprile, dopo una lunga maratona di trattative aveva lasciato qualche spiraglio. La Ashton si era detta fiduciosa, aspettando soprattutto dalla parte Serba una risposta positiva. Invece la risposta di Belgrado è stata un sostanziale no, che pure lascia aperta la porta per ulteriori incontri. |
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