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Talvolta i momenti di crisi e di difficoltà sono utili. Costringono persone, popolazioni e Stati a riflettere criticamente su se stessi, a ripensarsi. L’attuale crisi economica, sociale e politica che sconvolge l’Italia e l’Europa ci obbliga a guardarci con realismo e crudezza. Con onestà dobbiamo constatare la crescente marginalizzazione e irrilevanza del nostro Paese nel contesto europeo ed internazionale. D’altra parte, rispetto alla marginalità della Penisola risalta la ritrovata centralità di Trieste, derivante dalla vicinanza geografica e culturale del Friuli Venezia Giulia rispetto al vero centro dell’Europa contemporanea, il mondo germanico. Per una società come quella italiana che ha bisogno di intensificare le proprie relazioni con l’Europa settentrionale e centro-orientale, la valorizzazione di città come Trieste e Gorizia, nodi nevralgici delle comunicazioni e dei trasporti del nostro Paese e naturale luogo di intermediazione fra Italia, Croazia, Slovenia e mondo germanico, ci pare sempre più necessaria ed urgente. I prossimi anni offrono, a nostro parere, l’opportunità per triestini, goriziani e istriani di proporsi come importanti soggetti delle relazioni fra Italia ed Europa. |
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PODGORICA - Il Montenegro comincerà in giugno il negoziato di adesione alla UE. Lo ha detto il commissario europeo all’allargamento Stefan Fule. «L’Unione europea continua a crescere - la Croazia aderirà presto (il primo luglio 2013, ndr.), la Serbia ha ottenuto lo status di Paese candidato, e il negoziato di adesione con il Montenegro partirà il mese prossimo», ha detto Fule in un videomessaggio in occasione della Giornata dell’Europa che si celebra oggi, e del quale hanno riferito i media a Podgorica. L’allargamento, ha aggiunto il commissario UE, è nel Dna dell’Europa, è il suo potere di trasformazione che porta le riforme e i cambiamenti necessari a raggiungere gli standard europei in tutti i settori. «La UE non è un corpo statico, ma cresce e si allarga», ha concluso Fule, sottolineando come l’Unione europea continui a essere fonte di ispirazione con i suoi valori e i suoi standard di vita. |
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BUIE - Emanuela D’Alessandro (ambasciatrice italiana a Zagabria) e Renato Cianfarani (console generale a Fiume) sono stati ricevuti dalle autorità e istituzioni presenti sul territorio buiese. In primis la Comunità degli Italiani. In questa occasione l’Ambasciatrice ha anche commentato l’avvio della macroregione adriatico-ionica previsto per il 2014, «grazie al quale si auspica di rafforzare lo status di primo partner commerciale che l’Italia detiene nei confronti della Croazia, con uno sguardo anche al partenariato culturale.» |
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BELGRADO - I lavori di costruzione del tratto serbo del gasdotto South Stream cominceranno in novembre o dicembre prossimi. Come ha detto oggi a Belgrado il consigliere energetico del governo Petar Skundric, intervenendo a una conferenza dei ministri dell’energia del gruppo di cooperazione economica del Mar Nero (Bsec), i costi dell’opera sono stimati in 1,7 miliardi di euro. La lunghezza del tratto in Serbia del South Stream sarà fra i 415 e i 440 km, a seconda di quello che sarà il tragitto finale del gasdotto. Per la realizzazione del tratto serbo dell’opera è stata creata una joint venture (South Stream Serbia AG) fra una società russa e una serba. Il progetto di gasdotto South Stream, i cui principali finanziatori sono la russa Gazprom e l’italiana Eni, è destinato a far arrivare il gas russo in Italia attraverso l’Europa sudorientale, con una portata di 30 miliardi di metri cubi l’anno. |
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ROMA - «Una delegazione della Commissione affari esteri e comunitari, composta dal presidente On. Stefano Stefani e dall’On. Alessandro Maran si è recata in missione in Zagabria, a seguito dell’approvazione da parte del Parlamento italiano del disegno di legge di autorizzazione alla ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Unione europea». È quanto si legge nella relazione sulla recente missione in Croazia (dal 20 al 22 marzo) depositata ieri in Commissione Esteri della Camera dal Presidente Stefano Stefani. «La delegazione è stata ricevuta sia dal presidente del Sabor, Boris Sprem (SDP-Partito socialdemocratico), che dalla vicepresidente ed ex premier Jadranka Kosor (HDZ-Comunità democratica croata) e si è riunita con le commissioni per gli affari esteri e per l’integrazione europea, presiedute rispettivamente dagli Onn. Milorad Pupovac (SDSS-Partito indipendente democratico serbo) e Daniel Mondekar (SDP), nonché con la Commissione per i diritti umani, presieduta dall’On. Furio Radin, rappresentante parlamentare della minoranza italiana. |
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BELGRADO - Sono 13.324 le persone che risultano ancora disperse in conseguenza dei conflitti armati degli anni Novanta nella ex Jugoslavia. Lo ha detto il capo della speciale commissione governativa serba per le ricerche dei dispersi Veljko Odalovic. «Fino a quando non verrà fatta piena luce sulla sorte di queste persone, problemi e tensioni non cesseranno. Questa è una importante precondizione per una generale stabilizzazione della situazione nella regione», ha detto Odalovic presentando a Belgrado l’ultimo rapporto sull’attività della sua commissione. In generale, ha osservato, quasi il 70% di tutti i casi controversi sono stati risolti. Progressi, ha aggiunto Odalovic, sono stati fatti nell’identificazione e nell’esumazione dei corpi, anche se sono tanti i cadaveri ancora giacenti in obitori di tutta la ex Jugoslavia in attesa di riconoscimento. «A Zagabria vi sono più di 900 corpi che non si è riusciti finora a identificare, 3 mila in Bosnia-Erzegovina, 600 a Banja Luka, 400 a Pristina. In tutto sono quasi cinquemila i corpi che non sono stati ancora identificati, e in molti casi cerchiamo di farlo con l’analisi del Dna», ha detto Odalovic, per il quale è molto importante in questo campo la collaborazione con le commissioni analoghe degli altri paesi della ex Jugoslavia, in particolare Bosnia-Erzegovina, Croazia e Kosovo. |
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Ogni volta che uno stato che desidera aderire all’Alleanza atlantica (Nato) ed entrare nell’Unione europea (Ue) riesce a superare uno degli ostacoli del percorso tracciato di proposito, mi sovvengo immediatamente delle parole di Zoran Dogramadziev, uno dei pochi giornalisti macedoni ad aver fatto carriera a livello internazionale. In un articolo pubblicato parecchi anni fa sul nostro quotidiano, egli fece notare che ogni candidato a entrare in un club europeo doveva ingoiare un rospo prima di passare alla casella successiva, e che era preferibile compiere il percorso a ostacoli nel minor tempo possibile, prima che la bestia in questione crescesse troppo. |
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La copertina del numero del 10 marzo 2011 di «The Economist» mostra la “cancelliera di ferro”, Angela Merkel, tra le nuvole, intenta a reggere idealmente i destini dell’Unione Europea. Ironia pungente di «The Economist» a parte, la Germania e il suo premier rimangono tutt’ora uno degli attori chiave nella definizione di equilibri, obiettivi e strategie europee. L’agenda balcanica e le prospettive di cooperazione e integrazione nei sistemi comunitari dipendono fortemente dalle volontà tedesche. Le aspettative della Germania si trovano spesso a doversi confrontare con la specificità dello spazio balcanico e con le rivalità e le differenze coesistenti al suo interno. La grande regione geografica dei Balcani è tradizionalmente segnata da particolarismi politici: l’entrata effettiva ormai prossima della Croazia nell’UE, prevista per luglio 2013, esacerba ulteriormente la concorrenza Zagabria-Belgrado, una partita della quale la Germania è arbitro politico tutt’altro che imparziale. |
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