In fuga dai barbari. L’origine di Venezia tra storia e mito

Una delle più diffuse leggende altomedievali sulle origini di Venezia vorrebbe la città fondata da fuggiaschi Franchi, provenienti da Aquileia e dalla costa, costretti a trasferirsi sulla laguna dopo l’arrivo e le devastazioni di Attila nel 452 d.C. L’ipotesi della nascita ex nihilo della nuova comunità risultava infatti particolarmente suggestiva per una città che, nel Medioevo, sfoggiava la sua crescente influenza nell’Adriatico e nel Mediterraneo.

In realtà, come sappiamo, determinante per la nascita della città di San Marco fu l’invasione longobarda del 568/569 d.C., che spinse le popolazioni della Venetia di terraferma a spostarsi progressivamente sulle diverse isole della laguna, ancora sotto l’influenza di Costantinopoli. Queste erano abitate già in epoca romana, anche se l’effettiva dimensione degli insediamenti non è affatto certa. L’area venne duramente colpita già nella fase terminale dell’Impero, subendo ricorrenti invasioni: dai Visigoti di Alarico (401 e 408) agli unni di Attila (452), arrivando infine, in seguito alla caduta della parte occidentale dell’Impero, agli Ostrogoti di Teoderico (489) e al “ritorno” bizantino con la vittoria della guerra gotica.

Con l’affermazione di Costantinopoli venne ricostituita la provincia dioclezianea di Venetia et Histria (fondata originariamente da Augusto come Regio X), anche se il successo fu di breve durata, con il superamento delle Alpi Giulie da parte dei già citati Longobardi di Alboino e le conseguenze epocali che ne sarebbero derivate. A cominciare dalla divisione della penisola in sfere d’influenza diverse e dall’afflusso (non più temporaneo come era stato per le invasioni barbariche del passato) di persone che abbandonavano la terraferma per stabilirsi nelle isole lagunari.

Quanto i cambiamenti fossero diventati irreversibili lo testimoniò la separazione, nei primi anni del VII secolo, del patriarcato della Venetia et Histria in due sedi “rivali” ad Aquileia e a Grado, rispettivamente sotto i Longobardi e i Bizantini, complice lo scisma dei Tre Capitoli che stava minando la vita ecclesiale e il dibattito teologico dell’epoca. Nel 639 d.C. finì peraltro ogni residuo dominio di Costantinopoli sul Veneto continentale. Tra le isole in cui si insediarono gli esuli particolare importanza ebbe Eraclea, nella quale sarebbe stato eletto, secondo la tradizione, il primo “doge”, Paulicio (gli storici sono invece propensi a considerare come tale Orso, il terzo della serie “canonica”, dopo Paulicio e Marcello).

Fu proprio Orso a correre in aiuto di Ravenna, capitale dell’esarcato d’Italia, occupata dai Longobardi nel 732 d.C. e tornata sotto il controllo bizantino grazie al suo aiuto. I Longobardi avrebbero ripreso la città nel 751 d.C., infliggendo un colpo durissimo all’Italia bizantina. Dopo Orso, assassinato pochi anni dopo la spedizione ravennate, la capitale del Ducato di Venezia fu spostata da Eraclea a Malamocco, mentre la carica di “doge” venne momentaneamente sostituita da quella del “magister militum”, per poi essere ripristinata con l’ascesa al potere di Deusdedit, figlio di Orso.

Gli equilibri della regione vennero rivoluzionati dall’invasione franca, con la sconfitta dei Longobardi nel 774 d.C. Il ducato di Venezia si trovò dunque sottoposto alle contrastanti influenze dei due imperi, con le élite locali a parteggiare per l’una o per l’altra corte. Prima di morire Carlo Magno affidò la laguna (ancora formalmente sotto il controllo bizantino, seppur sempre più autonoma), insieme all’Istria e alla Dalmazia, al figlio Pipino, a cui sarebbe spettato il regno d’Italia. Ciò avrebbe provocato l’ostilità bizantina, fino al raggiungimento di un accordo tra Franchi e Bizantini, con i primi che videro riconosciuto il proprio controllo sull’Istria e sulla Dalmazia non costiera e i secondi che riuscirono a conservare la sovranità sul Ducato di Venezia. Tale sovranità era destinata tuttavia a diventare con il passare del tempo sempre più nominale.

Altri passi fondamentali per la nascita della Venezia vera e propria furono, infine, il trasferimento della capitale ducale da Malamocco a Rialto e, non certo da ultimo, l’avventurosa epopea delle spoglie di San Marco, trafugate in Egitto nel 828 e portate in quella che sarebbe diventata presto la regina dei mari. Venezia era pronta a salpare in acque più ambiziose.

Marco Valerio Solia