Amnesty, Balcani: discriminazioni e violenze contro minoranze, donne e gay

Scritto da ANSAmed, 24/05/12
giovedì 24 maggio 2012
ROMA – Discriminazioni contro rom, minoranze etniche e gay; lentezza dei procedimenti per crimini di guerra; violenze domestiche e tratta delle donne portate alla prostituzione. Nel rapporto 2012 Amnesty International bacchetta anche i Paesi nati dalla dissoluzione della ex Jugoslavia. Nello studio di oltre 700 pagine, presentato a Roma dall’organizzazione non governativa, oltre che per Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia, Montenegro, Macedonia, Serbia e Kosovo c’è posto anche per l’Albania. Nello specifico, si legge nel rapporto, nel 2011 la violenza domestica in quest’ultimo Paese è rimasta diffusa, mentre prosegue indisturbata la tratta di donne a scopo di prostituzione forzata. A preoccupare, sono anche i maltrattamenti da parte della polizia contro manifestanti e le condizioni di detenzione in molte carceri albanesi. In Bosnia i processi per crimini di diritto internazionale procedono con estrema lentezza e l’impunità permane diffusa.
Ai civili vittime di guerra, scrive Amnesty, è stato ancora negato l’accesso alla giustizia e alla riparazione, in particolare in favore delle donne sopravvissute ai crimini di guerra di natura sessuale. Discriminazioni a danno dei rom permangono in tutta l’area.
Dalla Bosnia al Kosovo, dalla Serbia alla Croazia al Montenegro. Ancora ghettizzazioni, legate a vecchi odii interetnici come in Serbia, nei confronti della minoranza bosniacca o in Croazia, a danno dei serbo-croati. La situazione non è facile nemmeno per ashkali e egiziani in Kosovo, dove è forte la preoccupazione per l’incapacità delle autorità di realizzare un vero stato di diritto, di lottare compiutamente contro la corruzione. Debolezza della magistratura e pubblica amministrazione preoccupano poi gli osservatori dell’Ong. Infine, evidenzia il rapporto, dal 1992 a oggi, le autorità slovene non hanno ancora ripristinato i diritti degli ex residenti permanenti originari di altre repubbliche ex jugoslave il cui status fu illegalmente revocato, dando così vita a violazioni dei loro diritti economici e sociali.