Celebrazioni del Giorno del Ricordo 2026 in Istria

Condividiamo uno stralcio del resoconto di Maurizio Tremul, Presidente dell’Unione Italiana, inerente le cerimonie svoltesi in Istria in occasione del Giorno del Ricordo 2026. Questi eventi sono stati promossi dalle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana ed hanno coinvolto le rappresentanze diplomatiche italiane in Slovenia ed in Croazia nonchè la Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati.

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Sabato mattina, 14 febbraio 2026, in occasione del Giorno del Ricordo, noi rappresentanti dell’Unione Italiana, della Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana di Capodistria e della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, abbiamo deposto una corona di fiori ai piedi del Monumento eretto nel cimitero di San Canziano a Capodistria per ricordare le “vittime della guerra e delle esecuzioni del dopoguerra”, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Lubiana, Giuseppe Cavagna,  della sue gentile consorte e della Console Generale d’Italia in Capodistria, Simona Ciuffoni.

Ai partecipanti alla cerimonia si sono rivolti il Presidente della CAN Costiera, Alberto Scheriani, il Presidente della FederEsuli, Renzo Codarin, l’Ambasciatore Cavagna, la Console Generale Ciuffoni e il sottoscritto.

Pubblico di seguito il testo del mio intervento:

L’istituzione, 22 anni fa, da parte del Parlamento italiano, del Giorno del Ricordo ha consentito agli italiani di assumere consapevolezza della tragedia dei giuliano-dalmati al confine orientale dell’Italia dopo la capitolazione del Regno sabaudo, l’8 settembre 1943, e soprattutto dopo la fine della II Guerra Mondiale a cui ne è uscita perdente.

Con la liberazione dall’oppressione nazifascista “Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto”: l’insaturazione del regime comunista jugoslavo, l’economia collettivista socialista, l’ecatombe delle foibe, la semplificazione etnica e l’espulsione forzata con l’esodo epocale della stragrande maggioranza della componente italiana dal suo territorio d’insediamento storico, hanno profondamente e permanentemente modificato la struttura demografica e nazionale dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia, riducendo la componente italiana da maggioranza a esigua minoranza.

La conoscenza, l’insegnamento e lo studio di questi fatti storici con la loro contestualizzazione negli accadimenti storici del lungo ‘800, con la sua “Primavera dei popoli”, gli opposti irredentismi, i terribili conflitti del Secolo breve che hanno contrapposto pulsioni nazionalistiche, tensioni espansionistiche, totalitarismi devastanti, dittature sanguinarie, ideologie del male, fascismo e nazismo, e ideologie fondate sui valori dell’uguaglianza sociale ben presto tradita, il comunismo, lo sterminio di decine di milioni di ebrei, di persone solamente perché “diversamente eguali”, di innocenti, di liberi pensatori, di minoranze etniche, linguistiche, religiose, sessuali e di oppositori politici, è di fondamentale importanza per capire il passato, saper governare il presente e costruire un futuro di collaborazione, di amicizia, di rispetto, di dialogo interculturale e interreligioso, di pace, fondato sull’inclusione e la cross fertilization. Parliamo di valori, di principi, di etica, dell’operare nel bene, per il bene, per essere bene.

Non è più rinviabile siano inseriti nei programmi didattici e nei curricula delle scuole di ogni ordine e grado, delle Università, dei percorsi formativi ed educativi, lo studio complessivo anche di questa porzione della storia d’Europa, senza reticenze, negazionismi, occultamenti, stravolgimenti, disinformazioni, revisionismi, con spirito critico, oggettivo e con metodologia scientifica. Una richiesta, questa, rivolta anzitutto al sistema educativo, scolastico e universitario sloveno e croato, dove questi fatti storici sono presenti solamente per la parte riferita alla lotta di liberazione e al nazifascismo, mentre sono del tutto assenti quelli relativi alle violenze perpetrate dal regime comunista jugoslavo.

Parimenti, è necessario fa conoscere la realtà della CNI, la sua presenza storica con il suo inestimabile contributo alla creazione del ricchissimo patrimonio culturale materiale e immateriale italiano che ha creato lo spazio plurale istro-quarnerino-dalmata. Una presenza e un apporto di civiltà del tutto sconosciute o ignorate nei programmi di studio, in Croazia e in Slovenia, come pure in Italia.

Nella Celebrazione solenne in Italia del Giorno del Ricordo deve risuonare anche la parola della CNI, delle sue memorie, delle sue sofferenze, del suo apporto al bilinguismo, al mantenimento vivo della lingua, della cultura e dell’identità italiana dell’Istria, di Fiume, del Quarnero e della Dalmazia.

Capodistria, 14 febbraio 2026

Dopo Capodistria, sabato 14 febbraio 2026, abbiamo reso omaggio alla tomba di Norma Cossetto, Medaglia d’oro al merito civile alla memoria, al cimitero di Santa Domenica di Visinada.

In occasione del Giorno del Ricordo, l’Unione Italiana, il Consiglio della Minoranza Italiana Autoctona della Regione Istriana, il Consiglio della Minoranza Italiana della Regione Litoraneo-Montana e la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati hanno deposto a perenne memoria una corona di fiori sulla sua tomba.

Hanno preso la parola il Presidente del Consiglio della Minoranza Italiana autoctona della Regione Istriana, Ennio Forlani, il Presidente del Consiglio della Minoranza Italiana della Regione Litoraneo-Montana, Mauro Graziani, il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, Renzo Codarin, il Reggente del Consolato Generale d’Italia in Fiume, Gianluca Di Felice e il sottoscritto. Erano presenti il Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva e il ViceConsole Onorario italiano di Buie, Giuseppina Rajko.

Pubblico di seguito il testo del mio intervento:

L’Istria, il Quarnero e la Dalmazia sono state profondamente segnate dalle drammatiche vicende della fine dell’Ottocento e del Novecento che hanno visto confrontarsi progetti nazionali l’un contro gli altri contrapposti. E fin troppi nazionalismi, i cui sussulti non sono ancora spenti.

Tra la fine della Prima e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale numerose Nazioni europee, dominate da sistemi politici illiberali, hanno attuato strategie vessatorie e assimilatrici nei confronti delle Minoranze Etniche. Il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni – Regno di Jugoslavia, non hanno costituito eccezioni in questo campo.

La dittatura fascista, che ha soggiogato l’Italia durante il Ventennio instaurando un regime oppressivo e violento, in queste terre plurietniche si è accanita specialmente nei confronti dei croati e degli sloveni, cui ha negato i fondamentali diritti umani, ma è stata altrettanto persecutoria nei confronti dei tantissimi antifascisti italiani.

Non meno oppressiva e violenta è stata la dittatura comunista jugoslava, particolarmente nei riguardi degli italiani, dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, nonostante avessero partecipato in migliaia alla resistenza contro il terrore nazi-fascista e avessero pagato un altissimo contributo in termini di vite umane nel nome della libertà, della pace e della democrazia.

La diaspora di centinaia di migliaia d’italiani espulsi dal proprio territorio d’insediamento storico anche a distanza di dieci anni dalla conclusione della guerra e di sette dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha radicalmente modificato la composizione etnica della regione, fino quasi a cancellare, nei successivi cinquant’anni di regime jugoslavo, ogni presenza viva della millenaria cultura italiana.

Gli orrori e le violenze del fascismo italiano non possono giustificare gli orrori e le violenze del comunismo jugoslavo. Le une non giustificano le altre, né pareggiano i conti di un’improponibile e ributtante partita.

Dobbiamo riconoscere che un lungo e positivo percorso è stato compiuto negli ultimi 15 anni sulla strada della riconciliazione e della pacificazione:

  • Il Concerto del 13 luglio 2010 a Trieste, alla presenza dei Capi di Stato di Italia, Croazia e Slovenia, ha segnato l’inizio di un percorso di pacificazione e di condanna di tutte le violenze dei regimi dittatoriali e delle ideologie liberticide: nazismo, fascismo, comunismo. Un giorno di pace e giustizia, di solidarietà e coesistenza, di reciproco rispetto e riconoscimento, all’insegna dei principi fondanti della nuova Europa libera e democratica.
  • Un percorso che è poi proseguito il 3 settembre 2011, alla Comunità degli Italiani e successivamente all’Arena di Pola quando i Presidenti croato Josipovi? e italiano Napolitano hanno letto la dichiarazione congiunta relativa ai due popoli, ai rapporti passati e a quelli comuni futuri, porgendo l’uno l’altro le reciproche scuse per gli orrori compiuti.
  • Un percorso proseguito ulteriormente il 12 maggio 2012, voluto dal Libero Comune di Pola in esilio e dall’Unione Italiana, con l’adesione della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, che ha reso omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi scontratisi in modo cruento in queste terre nella prima metà del Secolo scorso. Ricordare quei tragici eventi vogliamo divenga occasione di meditazione sulle offese e sulle ingiustizie che abbiamo subito e su quelle che abbiamo inflitto, di pietas per le sofferenze nostre e di quelle altrui, di perdono e riconciliazione, di monito, affinché mai più abbiano a ripetersi.
  • Un percorso proseguito il 14 giugno 2013 con l’omaggio alla Foiba di Surani, nel Comune di Tinjan e quindi con l’omaggio alla lapide presso il muro di cinta di Villa Vianelli, prospicente il lungomare di Rovigno, che ricorda il luogo dove i fascisti trucidarono tre partigiani italiani: Pino Budicin, Augusto Ferri e Giovanni Sossi.
  • Infine, il 13 luglio 2020, lo storico gesto dei Presidenti italiano, Sergio Mattarella e sloveno, Borut Pahor, mano nella mano, a Basovizza, con il loro rispettoso omaggio alle vittime davanti alla Foiba e quindi al Monumento dei 4 antifascisti fucilati, tre sloveni e uno croato, che simbolicamente completa un percorso di pace tra i popoli di queste terre.

Se è viva oggi la presenza della lingua e della cultura italiana il merito è degli Italiani rimasti in queste terre, del loro fiero attaccamento alle proprie origini, della loro operosità e tenacia per il mantenimento e lo sviluppo della propria identità, dell’orgoglio di essere italiani, delle molteplici iniziative chela CNI ha saputo realizzare, della creatività e della fantasia, della fede e dell’intelligenza per la costruzione di un futuro migliore, in un contesto di proficua e creativa convivenza interetnica che nell’Europa, unita e democratica, ha sempre riposto le proprie speranze.

Il rilevante e qualificato patrimonio culturale, letterario, artistico e storico che la CNI in Istria, a Fiume e in Dalmazia ha saputo produrre, in assenza di libertà e democrazia e in condizioni oltremodo disagiate, non può non divenire a pieno titolo parte integrante del più ampio patrimonio culturale della Nazione Italiana.

È in questa prospettiva che il Giorno del Ricordo deve essere un’occasione di unità e di raccoglimento, di meditazione sui torti compiuti e subiti, delle sofferenze proprie e altrui, di perdono e riconciliazione, di impegno affinché mai più simili orrori abbiano a ripetersi. Il proseguimento e il consolidamento di una stagione di ritrovata fraternità anche fra gli Italiani di queste martoriate contrade, non più NOI e VOI ma NOI e NOI, perché su quelle ferite possa rinascere il sogno.

Santa Domenica di Visinada, 14 febbraio 2026

Infine, sabato, 14 gennaio 2016, abbiamo concluso il nostro doveroso omaggio alle vittime delle foibe e dell’esodo, con una preghiera e alcuni commossi interventi al cippo che ricorda l’arresto e il successivo assassino di Don Francesco Bonifacio a Crassiza-Grisignana.

È stato l’ultimo evento che abbiamo organizzato unitariamente in occasione del Giorno del Ricordo: l’Unione Italiana, il Consiglio della Minoranza Italiana autoctona della Regione Istriana, il Consiglio della Minoranza Italiana della Regione Litoraneo-Montana e la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati.

Sono intervenuti la Vicepresidente della Regione Istriana, Jessica Acquavita, il Presidente della FederEsuli, Renzo Codarin, il Presidente della

Comunità degli Italiani, Mate Mekiš e Mario Ravalico, autore delle ricerche sul Beato Bonifacio e il sottoscritto. Erano presenti il Presidente del Consiglio della Minoranza Italiana autoctona della Regione Istriana, Ennio Forlani, il Presidente del Consiglio della Minoranza Italiana della Regione Litoraneo-Montana, Mauro Graziani, il Reggente del Consolato Generale d’Italia in Fiume, Gianluca Di Felice, la ViceConsole Onorario italiano di Buie, Giuseppina Rajko e la Vicesindaca di Buie, Michela Altin.

Pubblico di seguito il testo del mio intervento:

Quest’anno abbiamo aggiunto una nuova tappa al nostro percorso in occasione del Giorno del Ricordo e abbiamo deciso di ritrovarci qui, al Cippo in ricordo di Don Francesco Bonifacio tra Crassiza e Grisignana, dove si compì il suo martirio.

Non sono ancora state accertate definitivamente le circostanze del suo assassinio e non è stato ancora ritrovato il luogo della sua sepoltura, nonostante le indagini portate avanti da decenni da parte di Mario Ravalico, e anche dalle autorità croate.

Noi siamo qui oggi per ricordare la sua grande umanità, generosità, altruismo, fede religiosa e fede nell’uomo, che lo hanno portato a chiedere perdono e a perdonare i suoi aguzzini che lo stavano ammazzando. Un gesto di grande mistero e di immensa fede che comunica un immenso amore verso il prossimo.

Non possono essere dimenticati i drammi e le sofferenze dei connazionali cacciati dalle proprie terre. Non possono non essere ricordate i drammi e le sofferenze dei connazionali dei connazionali che decisero di rimanere su queste stesse terre.

Ci voleva coraggio per andarsene.

Ci voleva coraggio per rimanere.

Per rimanere italiani bisognava andarsene via.

Ma anche restando si rimaneva italiani. E lo si è italiani tuttora.

Non è più il tempo delle contrapposizioni.

Non è più il tempo dell’odio.

Dobbiamo riconoscere, con umiltà, i torti fatti e chiedere perdono.

Dobbiamo riconoscere i torti subiti e perdonare.

Dobbiamo rimettere mano a quel grande progetto che abbiamo ideato, 4 anni fa, assieme a Giuseppe De Vergottini, ossia la mappatura dei luoghi che testimoniano i terribili avvenimenti accaduti sul territorio istro-quarnerino e zaratino, dove migliaia di persone persero la vita in modo violento e ingiustamente prima, durante e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per mano dei contrapposti totalitarismi che in questi territori si scontrarono con inaudita violenza. Con tale progetto si vuole dunque rendere omaggio alle vittime di quegli orrori, partendo dal processo di riconciliazione e di pacificazione avviato dai Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia con il Concerto di Trieste del 13 luglio 2010, proseguito con il Concerto di Pola del 3 settembre 2011, del percorso della pace tra Esuli e CNI del 12 maggio 2012 e del 14 giugno 2013 e dell’omaggio alle due Basovizze del 13 luglio 2020 da parte dei Presidenti sloveno e italiano. Il progetto realizzerà un censimento delle vittime dei totalitarismi; in ogni singolo luogo (campi di internamento, foiba, fossa comune, miniera o altro luogo) verrà posta, una croce e una targa plurilingue (italiano, croato, sloveno ed inglese) che ricordi le vittime di quei tragici accadimenti che hanno interessato indistintamente italiano, croati, sloveni o persone appartenenti ad altre etnie. Verrà creato un sito web e l’applicazione mobile sui quali verranno indicati i percorsi individuati in seguito alla mappatura.

Crassiza-Grisignana, 14 febbraio 2026

L’articolo completo può essere letto al seguente link:
https://mauriziotremul.eu/il-giorno-del-ricordo-al-confine-orientale-dellitalia-rispetto-dialogo-collaborazione-amicizia-e-pace/