Croazia, Maturità di Stato: per scuole CNI adottare «modello sloveno»

Scritto da Dario Saftich, «La Voce del Popolo», 07/04/11
ZAGABRIA – Il problema della maturità di Stato nelle scuole della comunità nazionale italiana in Croazia fatica ad essere risolto. Gli alunni della CNI si ritrovano praticamente costretti ad assolvere a un esame in più rispetto agli allievi delle scuole della maggioranza, per non essere penalizzati all’atto dell’iscrizione alle facoltà universitarie. Per sensibilizzare le autorità sulla necessità di risolvere quanto prima questo problema, il deputato della CNI al Sabor, Furio Radin, ha presentato un’interpellanza al ministro della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport, Radovan Fuchs, durante il question time all’inizio della sessione primaverile del Parlamento di Zagabria.
UNA SOLUZIONE SEMPLICE Nel suo intervento Furio Radin ha in pratica perorato l’adozione del “modello sloveno” per risolvere il nodo della maturità di Stato nelle scuole minoritarie in Croazia. Il deputato dell’etnia ha sottolineato che in Slovenia la stessa questione è stata risolta in modo molto semplice. In altre parole, quello che nelle scuole con lingua d’insegnamento slovena è lo sloveno quale madrelingua e materia formativa, nelle scuole della CNI è l’italiano. Si dà quindi la precedenza all’esame di madrelingua, slovena o italiana e il punteggio all’atto dell’iscrizione alle università è il medesimo. In questo modo tutti gli alunni, a prescindere se frequentino le scuole della minoranza o quelle della maggioranza, si ritrovano a dover assolvere tre esami fondamentali alla maturità di Stato. Questa soluzione, ha fatto presente Radin, potrebbe essere adottata pure in Croazia, in modo tale da garantire pari diritti a tutti, ovvero tre esami principali più quelli facoltativi.
FUCHS APERTO AL DIALOGO Il ministro Radovan Fuchs non ha fornito ricette preconfezionate per lo scioglimento del nodo della maturità di Stato nella sua risposta al deputato della CNI. Ha tenuto però aperta la porta al dialogo, è questo è già un risultato. «Di anno in anno il sistema della maturità di Stato viene migliorato, per cui esistono ancora spazi per la discussione con l’obiettivo di giungere alla soluzione migliore», è stato il messaggio del ministro della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport. In un question time dominato da toni polemici, da un infuocato batti e ribatti tra governo e opposizione, l’interpellanza di Radin è stata quasi una sorta di diversivo, protesa a risolvere un problema «magari piccolo per altri, ma grande per noi», come ha giustamente puntualizzato il parlamentare dell’etnia.
UN DIRITTO UMANO FONDAMENTALE Radin ha sottolineato che la funzione fondamentale delle scuole minoritarie è quella di garantire il diritto dell’istruzione nella madrelingua, ovvero un diritto umano fondamentale per ogni giovane appartenente a una minoranza. Pertanto quello che per gli allievi croati è il croato, per gli alunni della CNI è l’italiano. Già anni fa l’italiano è diventato parte integrante della maturità di Stato. Così, mentre nelle scuole della maggioranza gli allievi devono assolvere gli esami di lingua croata, matematica e inglese, più una materia facoltativa nel caso sia necessaria per l’iscrizione all’università, nel caso degli istituti scolastici CNI gli alunni debbono superare in primo luogo gli esami d’italiano, croato e a scelta d’inglese o matematica. Il problema di fondo, come ricordato da Radin, sta nel fatto che le facoltà riconoscono le materie d’esame delle scuole croate, non valorizzano la lingua italiana, per cui in ultima analisi un allievo della CNI se vuole iscriversi all’università deve obbligatoriamente superare quattro esami.
INUTILI QUATTRO ESAMI Inoltre nel caso voglia continuare gli studi in Italia, si ritrova a fronteggiare il fatto che le facoltà italiane riconoscono la metodologia adottata nel Paese di provenienza del candidato studente. Una situazione questa nell’insieme penalizzante per gli alunni della CNI. Non per niente Furio Radin ha sottolineato che le scuole in lingua italiana sono ugualmente valide come quelle in lingua croata, per cui la verifica del sapere in quattro esami al posto di tre è inutile e illogica.
POSSIBILI MIGLIORIE Il ministro Radovan Fuchs, pur lasciando aperte le porte al dialogo, non ha preso alcun impegno concreto. Ha riconosciuto che le scuole della maggioranza e della minoranza sono del medesimo livello qualitativo. Ha aggiunto però di non ritenere che vi siano dei grossi problemi in quanto a discriminazione, nel senso di un obbligo di superare un numero maggiore di esami. Quando parliamo di materie quali la chimica, la biologia, la fisica o altre richieste da alcuni indirizzi di studio, anche gli alunni appartenenti al popolo di maggioranza si ritrovano ad essere ugualmente oberati, è stata la valutazione del ministro. Che comunque non ha escluso migliorie al sistema. E qui potrebbero esserci gli spazi per spingere nella direzione del “modello sloveno” perorato dal deputato della CNI.