Giuseppe Pagano, l’Eur sconosciuta

Scritto da Lucia Evangelisti – Eufemia Giuliana Budicin, «Panorama» Edit, 30/11/14
domenica 30 novembre 2014

Una mostra a Roma ha fatto conoscere le visioni del noto architetto nato a Parenzo. La notevole figura dell’architetto Giuseppe Pagano-Pogatschnig, nato a Parenzo il 9 agosto 1896 e morto a Melk (Mauthausen) il 22 aprile 1945, è stata finalmente celebrata a Roma grazie alla pubblicazione del suo progetto per l’Esposizione universale prevista per il 1942. Presso l’Accademia Nazionale di San Luca – di cui furono membri i pittori Francesco Trevisani, di Capodistria,e Carlo Maratta, di origini dalmate – si è appena conclusa la mostra Eur sconosciuta. Il “piccolo codice” di Giuseppe Pagano per la città corporativa e altre visoni urbane,curata da Marco Mulazzani e Paolo Zermani, che hanno illustrato il complesso progetto di Giuseppe Pagano, esposto attraverso una relazione manoscritta, tavole planimetriche e prospettive acquarellate. Il materiale è stato rinvenuto recentemente negli archivi di “Casabella” e pubblicato nel numero 842 della rivista. Accanto al “Piccolo codice”, in mostra anche disegni che rappresentano diverse visioni dell’Eur, come i progetti per i giardini e gli studi per l’illuminazione artificiale. La prima idea di organizzare a Roma un’Esposizione Universale risale al 1935, illustrata dal governatore Giuseppe Bottai. L’anno successivo verrà creato un apposito ente autonomo,alle dirette dipendenze di Mussolini, con il compito di gestire la manifestazione. La commissione incaricata della stesura del progetto era composta da Giuseppe Pagano, Marcello Piacentini (che avrà sin da subito il ruolo di “capogruppo”),Luigi Piccinato, Ettore Rossi e Luigi Vietti. Il progetto comparirà nel giugno 1937 sulle pagine di “Casabella”, rivista di architettura nata nel ‘28. Le costruzioni si volevano permanenti e che attraverso linee grandiose sottolineassero il legame con l’architettura dell’antica Roma, anche a scapito di linee razionali moderne e funzionali. Evidente era il ruolo di controllo che Mussolini aveva svolto nel controllo dei progetti vincitori, i quali erano stati rivisti alla luce dell’esaltazione del fascismo e del suo Duce. Nel dicembre 1937 Piacentini, ricevuta la nomina formale a sovrintendere all’Esposizione, relegò gli altri in posizione marginali. Lo stesso Pagano aveva dichiarato di volersi dedicare all’organizzazione artistica dei padiglioni provvisori delle industrie sviluppando nel 1939, il “Piano regolatore della città italiana dell’economia corporativa”. Per il suo intervento Pagano aveva coinvolto molti architetti moderni, tra cui alcuni dei bocciati ai concorsi dell’Eur (come Terragni, Vaccaro e Ridolfi). Aveva organizzato la composizione urbanistica in otto zone con padiglioni collegati da percorsi coperti a portico o a passerelle, e optato per soluzioni che rendevano più debole la simmetria dell’impianto di Piacentini. Benché avesse dichiarato diversamente nel “Piccolo codice”, il suo progetto si poneva in contrasto con i fondali prospettici dei grandi viali rettilinei, negando di fatto il ruolo di perno dell’Esposizione alla Mostra della Romanità attraverso la contrapposizione dell’edificio del Commercio. Tale atteggiamento era testimonianza dell’ormai palese contrasto di idee tra i due architetti: Pagano difendeva le ragioni dell’architettura moderna mentre Piacentini considerava freddo il razionalismo ed esaltava uno stile classico essenziale. Le ripetute richieste di rivedere la sua disposizione lo costrinsero poi alle dimissioni e il suo progetto per l’Eur non venne mai realizzato. Inoltre, all’entrata in guerra dell’Italia,solo una parte degli edifici stabili era stata costruita.