Dall’abisso della foiba, dal silenzio della storia e dal velo dell’oblio, riemerge una pagina di storia della frontiera adriatica, una tragedia della storia italiana. Grazie alle innovazioni apportate dalla Legge 16/2024 all’impianto normativo della Legge 92/2004 istitutiva del Giorno del Ricordo, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha avviato un bando di concorso annuale dedicato al Giorno del Ricordo, finalizzato alla realizzazione di un monumento dedicato alle vicende delle Foibe e dell’Esodo giuliano-dalmata. Il progetto vincitore verrà finanziato, realizzato ed installato per un anno in una città capoluogo di regione, per confluire poi in un’unica esposizione a Roma. Vincitrice della prima edizione è stata l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, sede della prima installazione è Largo Panfili a Trieste, capoluogo di quella Venezia Giulia che fu l’epicentro di queste tragedie.
L’istituto reggino presenta così la sua opera, progettata dagli studenti Jasmine Iannì e Giuseppe Sabatino sotto la supervisione dei docenti Luigi Citarrella, Francesco Scialò, Pietro Colloca e Saverio Manuardi, con il coordinamento del direttore dell’Accademia Pietro Sacchetti.
In occasione del 20° anniversario del “Giorno del Ricordo”, istituito per commemorare le vittime delle foibe, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti hanno realizzato un’opera-installazione dal forte impatto visivo ed emotivo, concepita per farsi luogo di memoria, riflessione e testimonianza.
L’opera, sviluppata nell’ambito delle attività promosse dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), si configura come un cilindro monumentale del diametro di circa 3 metri e un’altezza di 6 metri, costruito mediante lastre in plexiglass trasparente che delimitano lo spazio verticale e ne definiscono l’impianto scultoreo.
All’interno di questa struttura – che simbolicamente rappresenta la foiba, intesa come abisso fisico e morale – sono incastonate figure a grandezza naturale realizzate in resina, perfettamente sagomate e inserite negli incavi delle lastre. I corpi sembrano sospesi in una caduta perpetua, fissati in una dimensione fuori dal tempo, a evocare il tragico destino delle vittime.
Il plexiglass, materiale freddo e trasparente, si fa metafora dell’invisibilità storica a cui queste vicende sono state a lungo condannate. La trasparenza permette allo spettatore di guardare attraverso, costringendolo a confrontarsi con l’assenza, la memoria e la verità che lentamente si fa visibile.
I corpi scolpiti nella resina – densi, drammatici, espressivi nella loro immobilità – raccontano una narrazione silenziosa, quella dei civili italiani infoibati durante e dopo la seconda guerra mondiale. Le posture, tese e spesso contorte, trasmettono una tensione che si traduce in un grido muto, un’invocazione al ricordo e alla consapevolezza.
L’intera composizione non mira alla spettacolarizzazione del dolore, bensì a stimolare una partecipazione attiva e rispettosa da parte dell’osservatore, che si trova a percorrere con lo sguardo, e idealmente con il corpo, l’abisso della storia. Il vuoto centrale del cilindro – inaccessibile e verticale – è lo spazio simbolico della memoria che inghiotte, ma al contempo conserva e restituisce senso.
L’opera vuole essere un monumento non celebrativo, ma interrogativo: una forma aperta, trasparente, che richiama il dovere del ricordo non solo come gesto commemorativo, ma come atto di responsabilità collettiva.
In un tempo in cui la memoria storica rischia di affievolirsi, l’installazione si propone come strumento educativo e civico, rivolto alle nuove generazioni, affinché la tragedia delle foibe – e con essa ogni forma di odio, violenza e cancellazione identitaria – non venga dimenticata.

L’iniziativa conclude un percorso avviato il 7 febbraio scorso con una performance artistica realizzata dagli studenti dell’Accademia sotto la guida del professor Marcello Francolini in occasione delle celebrazioni del Giorno del Ricordo. Nel corso della cerimonia è stato inoltre sottolineato il contributo organizzativo e amministrativo fornito da Carmelo Grandinetti per la realizzazione del progetto.
Alla cerimonia di scoprimento hanno partecipato autorità civili, militari, religiose e accademiche. Per il Comune di Trieste è intervenuto il presidente del Consiglio comunale Francesco Di Paola Panteca, che ha portato i saluti dell’amministrazione e del sindaco Roberto Dipiazza.
Gli interventi, moderati dalla docente dell’Accademia Rosita Commisso, si sono aperti con un messaggio telefonico della dirigente del Ministero dell’Università e della Ricerca, Lavinia Monti. Sono quindi intervenuti il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria Pietro Sacchetti, la studentessa Jasmine Iannì in rappresentanza del gruppo di progettazione, il direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Trieste e delegato del rettore per gli affari giuridici Giampaolo Dolso, il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati e vicepresidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Fabio Tognoni e il prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi.
Presenti alla cerimonia anche l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro il vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Francesco Russo, il consigliere regionale Claudio Giacomelli, che ha portato i saluti del Consiglio regionale, la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste Margherita Paglino, la deputata Nicole Matteoni, il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati Fabio Tognoni, il presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd) Renzo Codarin e la vicepresidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo Pamela Rabaccio.
