Riceviamo dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati (FederEsuli) e pubblichiamo.
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Con riferimento all’articolo “Resistenza sul confine orientale” pubblicato sull’edizione de “Il Piccolo” di sabato 25 aprile, riteniamo opportune alcune precisazioni.
Dire che “Trieste, invece, fu liberata soltanto il 1° maggio 1945 da parte dei partigiani jugoslavi, che la abbandonarono il 12 giugno seguente” omette di ricordare che il Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste effettuò l’insurrezione già il 30 aprile: i Volontari della Libertà e gli uomini della Guardia di Finanzia presero il controllo della città dopo aver costretto i tedeschi ad asserragliarsi nel castello di San Giusto, al Coroneo e nel Porto in attesa di arrendersi ad un esercito regolare.
Nelle altre città italiane liberate quando giungevano gli Alleati veniva organizzata un’amministrazione militare che coinvolgeva i rappresentanti ciellenisti e la popolazione era libera di scendere per le strade sventolando i tricolori ed intonando canti patriottici per festeggiare la fine del conflitto ed il ritorno della libertà. In via Imbriani a Trieste una lapide ricorda i nomi dei manifestanti che il 5 maggio 1945 provarono a farlo e vennero uccisi dai partigiani jugoslavi che spararono sul corteo patriottico. I finanzieri che fiancheggiarono l’insurrezione cittadina vennero infoibati, i CLN locali tornarono in clandestinità, a Fiume furono uccisi gi autonomisti che già erano stati perseguitati dal fascismo e a Gorizia furono deportati tra gli altri anche i vertici ciellenisti.
Tuttavia la Venezia Giulia, Fiume e Zara appartenevano all’Italia in base ad accordi internazionalmente riconosciuti e tali sarebbero rimaste fino al Trattato di pace. Il primo maggio era cominciata una nuova occupazione straniera, che gli anglo-americani cercarono di risolvere per via diplomatica, non volendo compromettere l’alleanza con l’Unione Sovietica che fungeva da protettore di Tito e delle sue rivendicazioni territoriali. L’annessione di Trieste alla nascente Jugoslavia comunista era stata proclamata dal comando militare jugoslavo della città, come già avvenuto in Istria il 15 settembre 1943 all’inizio della prima ondata di stragi delle foibe e a Zara nel novembre 1944, quando si compì l’epurazione politica degli oppositori di tale progetto annessionista con le uccisioni nelle “foibe azzurre”.
Diverse amministrazioni comunali hanno introdotto la celebrazione del 12 giugno come ricorrenza della vera Liberazione, proprio perchè in quel giorno nel 1945 gli jugoslavi furono costretti ad andarsene quanto meno da Trieste, Gorizia e Pola.
Siccome la Resistenza al confine orientale fu “un fenomeno complesso” sarebbe stato, infine, opportuno ricordare che da parte jugoslava nella lotta resistenziale c’era anche una connotazione espansionista alla quale aveva aderito per affinità ideologica il Partito Comunista Italiano e all’interno della Resistenza italiana locale chi si opponeva veniva liquidato, come avvenuto nel febbraio 1945 ai vertici della brigata partigiana Osoppo.
Renzo Codarin
Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati
