Mantica: non ci sono beni da restituire a Slovenia

Scritto da AGENPARL, 06/04/11
ROMA – A detta del Sottosegretario per gli Affari Esteri, Alfredo Mantica, che risponde così all’interrogazione del senatore Camber (Pdl) che aveva sollevato la questione. Il trasloco dei beni in parola è stato effettuato, infatti, dalla Soprintendenza della Venezia Giulia e del Friuli nel giugno 1940 allo scopo di sottrarre i beni in parola, allora nell’Istria italiana, ai pericoli della guerra che incombeva su quei territori di confine. Mantica spiega che le casse con le opere sono state a Trieste, Udine e Gorizia per essere, in gran parte, successivamente collocate nei locali di sicurezza di palazzo Venezia, a Roma, sede della Soprintendenza artistica. Le opere d’arte, rimosse da palazzi, musei, chiese, conventi o altro, erano in larga parte appartenenti a Comuni, musei, ordini religiosi ma anche a soggetti privati aderenti alla Società istriana di archeologia e di storia patria che li avevano affidati a tali istituzioni. Il Sottosegretario rileva, tra l’altro, che l’attuale normativa italiana, che recepisce la normativa europea in materia, vieta l’esportazione e l’uscita definitiva delle opere d’arte dal territorio nazionale, consentendo solo esportazioni temporanee per un massimo di quattro anni. Sono invece certamente ipotizzabili forme di fruizione e accesso a tali opere in Italia, anche in località al confine con la Slovenia, in un contesto europeo di cooperazione culturale. (Si ringrazia la dott. ssa Federica Cocolo per la cortese segnalazione)