Ricorrendo l’80° anniversario della strage con oltre 100 morti e decine di feriti avvenuta domenica 18 agosto 1946 sulla spiaggia polesana di Vergarolla il progetto “Vergarolla, una strage italiana dimenticata”, ideato e realizzato dall’Università Popolare di Trieste insieme al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Il Rossetti, si è classificato tra i primi tre degli oltre 350 presentati nell’ambito dei Progetti Speciali MIC (per l’anno 2026).
Sul palco della XXXV edizione del Mittelfest di Cividale del Friuli (UD), Paolo Valerio, direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Il Rossetti nonchè nella veste di attore e regista, ha portato in scena uno studio del lavoro teatrale che rientra in un più ampio prospetto di eventi che verranno realizzati anche con la collaborazione di FederEsuli e dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in Esilio. L’opera definitiva arriverà nei prossimi mesi sui palcoscenici di Pola, di Fiume e del Teatro Rossetti di Trieste, ove è peraltro già in programmazione in concomitanza con il Giorno del Ricordo 2027.

Il testo di quest’opera di teatro civile è a cura del Prof. Davide Rossi (Università degli Studi di Trieste) con i contributi di Paolo Valerio stesso, Lucia Bellaspiga (giornalista e Presidente AIPI-LCPE) e Rossana Valier, con la consulenza storica di Lorenzo Salimbeni, la collaborazione dell’esule istriana Anna Maria Crasti ed il supporto di Piero Delbello (Direttore dell’IRCI) e Laura Pellaschiar.
Il monologo di Valerio, con l’assistenza alla regia di Giulia Bonghi, è accompagnato dal pianoforte di Sabrina Reale, dal violino di Luca Reale e dalle tavole del fumettista Marco Trecalli animate da Alessandro Papa, andando così a creare una avvolgente dimensione rievocativa che ha portato il pubblico sulla spiaggia di Pola nel bel mezzo dello svolgimento della Coppa Scarioni. Le gare natatorie ed il clima festoso si interrompono allorchè il deposito di mine disinnescate ammucchiate in fondo alla spiaggia esplode, provocando una carneficina: 64 vittime identificate, una cinquantina irriconoscibili per quanto sono state fatte a pezzi e decine di feriti che il dottor Geppino Micheletti si prodiga a curare, pur sapendo che tra i morti ci sono pure i suoi due figli piccoli.

Una narrazione appassionante e coinvolgente ha meritato la standing ovation finale del pubblico, in cui numerosi erano gli esuli o loro discendenti, visibilmente commossi.
Foto: Luca A. d’Agostino © Phocus Agency