Il marciatore. La vera storia di Abdon Pamich

Lo sport è stato uno degli ambiti in cui gli esuli giuliani, fiumani e dalmati hanno cercato di riscattarsi dopo il traumatico abbandono delle città natie ed il difficile reinserimento nel tessuto sociale dell’Italia uscita stremata dalla Seconda guerra mondiale. L’esodo è stato un collettore di storie di rinascita e di resilienza, di disperazione e di fallimento, di ritorno sui propri passi e di emigrazione. Negli ultimi anni la Rai ha attinto a queste storie, i cui protagonisti spesso hanno lasciato traccia scritta delle proprie vicissitudini attraverso struggenti testimonianze autobiografiche o scegliendo forme romanzate. Nel 2024 è stata trasmessa in concomitanza con il Giorno del Ricordo “La rosa dell’Istria” (adattamento del romanzo di Graziella Fiorentin Chi ha paura dell’uomo nero) con le scene finali ambientate in un campo profughi con estremo realismo, nel 2025 “La bambina con la valigia” (tratto dall’omonimo libro) ha raccontato la storia di Egea Haffner, la bimba polesana immortalata in una fotografia che è diventata l’icona dell’esodo, e quest’anno la fonte letteraria era costituita dal libro autobiografico di Abdon Pamich con la curatela di Roberto Covaz Memorie di un marciatore (Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2016).

È proprio il famoso olimpionico fiumano, oggi novantaduenne, ad apparire nelle scene iniziali di “Il marciatore – La vera storia di Abdon Pamich”, diretto da Alessandro Casale e patrocinato dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Un flash-back porta poi la storia a Fiume nel maggio 1945, allorchè la ritirata dei tedeschi illude gli abitanti del capoluogo del Carnaro che la Seconda guerra mondiale sia finita. Di lì a poco comincia invece l’occupazione jugoslava, finalizzata all’annessione di Fiume, così come della Venezia Giulia e di Zara, al nascente regime comunista di Tito: imperversano gli agenti dell’OZNA, ci sono interrogatori e sparizioni, la famiglia Pamich vive direttamente questo clima di terrore e di incertezza. Alla fine il capofamiglia Giovanni Pamich approfitta di un lasciapassare ottenuto per collaborare senza particolare entusiasmo ai progetti di collettivizzazione dei gerarchi titoisti e va a Milano confidando di poter riavviare lì la sua attività imprenditoriale. Di fronte alle crescenti difficoltà anche il giovane Abdon ed il fratello maggiore Giovanni decidono di andarsene, con una rocambolesca marcia notturna che si conclude a Trieste. Resisi conto delle difficoltà economiche del padre, i due fratelli si spostano nel Centro Raccolta Profughi di Novara ove cercano anche di riprendere gli studi. Le atmosfere avvilenti e deprimenti dei CRP, i pregiudizi che spesso accompagnavano l’arrivo dei profughi e la solidarietà che si creava in questi contesti così complicati vengono rappresentati in maniera chiara e coinvolgente. La depressione in cui Abdon rischia di sprofondare, di fronte alle incertezze e alle porte chiuse che continua ad incontrare sul suo cammino, è stata un problema per tantissimi esuli adriatici, trovatisi spaesati, sradicati ed in balia degli eventi. Il sostegno del fratello ed il ricongiungimento con il resto della famiglia, che ha trovato una sistemazione a Genova, migliorano sensibilmente la situazione, ma anche nelle situazioni più complicate emerge una caratteristica del popolo dell’Esodo: la dignità. È nel capoluogo ligure che Abdon, tra un lavoro precario e l’altro, conosce la futura moglie e intraprende in maniera convinta la carriera di atleta. I 50 kilometri di marcia diventano la sua specialità, nella quale conseguirà titoli italiani ed europei, ma soprattutto allori olimpici: bronzo a Roma 1960 e oro a Tokyo 1964.

Il film si conclude con l’Abdon Pamich dei giorni nostri che prosegue a marciare fino a ritornare a Fiume, la sua città natale, coronando quello che è il sogno di ogni profugo.

Lorenzo Salimbeni

Il film può essere visto liberamente su Rai Play:

https://www.raiplay.it/video/2026/02/Il-Marciatore-La-vera-storia-di-Abdon-Pamich-626d1deb-94d6-441f-a8cb-1f8ee41a198c.html